Dalì: il genio Catalano più spocchioso del '900 - a cura del Prof. Ubaldo Mosiello

 

L’incontro con il Prof. Ubaldo Mosiello di venerdì 13 dicembre presso la Biblioteca del Casale, ha determinato ancora una volta una forte emozione. 
Il fascino dell’artista oggetto della serata e la sensazione intensa che generano le storie di geni dell’arte raccontate dal Prof. Mosiello, come solitamente accade, sono state la forza che ha trasportato le/i partecipanti in un viaggio fantastico.



Il Professore ha percorso la storia del grande artista catalano Salvador Dalì, con le sue estrose vicende, i tanti aneddoti, le immagini dei quadri più significativi anche spiegando il meccanismo del raggiungimento della perfezione attraverso la conoscenza delle leggi fisiche che regolano il mondo dei colori e della composizione pittorica.



E’ sorprendente sapere che il genio artistico passa soprattutto anche attraverso la conoscenza di regole scientifiche. Si resta sopresi quando si apprende che in natura il colore bianco non esiste, perché è la composizione di tutti i colori dell’iride e che il colore nero ugualmente non esiste, perché è solo assenza di colore. 
Insomma la tecnica divulgativa del Prof. Mosiello percorre sentieri scientifici che aiutano a comprendere ed apprezzare al meglio la grandezza delle opere di geni artistici come Dalì.

Salvador Dalì nasce nel 1904 a Figueras in Catalogna e si rivela uno degli artisti più emblematici del movimento surrealista. L’incontro con i grandi dell’epoca come Picasso e Breton convinse Dalì a dedicarsi completamente al surrealismo (“il Surrealismo sono io”) caricando i suoi dipinti di significati scientifici, sociali, sempre impregnati di un surrealismo psichico traslato dal mondo dei sogni. 
Esempi lampanti di tanta sensibilità verso la scienza sono i suoi dipinti sulla materia liquefatta, come “La persistenza della memoria”, del 1931, nel quale sono dipinti degli orologi deformati, molli, che rappresentano il senso della inconsistenza del tempo di derivazione einsteiniana (vedi la teoria della relatività). 

L’attenzione alla società civile appare indiscutibilmente con “Premonizione di guerra civile” del 1936, considerata opera premonitoria degli orrori della guerra che stava per iniziare. Non manca un forte coinvolgimento dell’artista, soprattutto negli ultimi eventi della sua vita, nel paradigma religioso. Un enigma sancito da una sua frase “
perché ero sacrilego e ora sono un mistico”; un sentire mistico che genererà il famoso “Cristo di San Giovanni della Croce” (1951).

Insomma un fascino senza tempo che trasuda dai dipinti del maestro che attraverso la sua originalità traduce il linguaggio onirico nell’analisi di vicende reali, comunicando grandi emozioni, pensieri, ma soprattutto descrivendo il mondo umano con un nuovo autentico linguaggio che appassiona ed affascina.














(testo e foto di Maria Cristina Petrucci)

Commenti

Post popolari in questo blog

Giovedi di...versi: a cura di Ciro Cianni

PROSSIMO EVENTO IN PROGRAMMA

MONTAGNOLA LEGGE con Cristina e Rossana