Viaggiare nel mondo del cinema - La commedia all'italiana - Mario Monicelli
Quindici anni fa moriva Mario Monicelli, un grande nome del cinema italiano e internazionale e, come Comencini e Risi, un grande della commedia all’italiana.
Era stato prima sceneggiatore che regista, in coppia con Stefano Vanzina che si firmava Steno.
Dei film che diresse insieme a lui, due restano impressi nella memoria di chi ha vissuto quegli anni. Il primo, Totò cerca casa (1949), spostava Totò dal campo della comicità rivistaiola a quello del Neorealismo e della Commedia all’italiana. Un film allora visto dai ragazzi solo “clandestinamente” perché era vietato ai minori. Il secondo, commedia piuttosto drammatica, Totò e Carolina del 1955. Con questo film, che Totò riteneva essere il migliore che aveva fin a quel momento girato, avrebbe voluto uscire dal ruolo comico nel quale sembrava ormai incanalato, ma il titolo trasformato rispetto all’originale “Addio a Carolina “, riportò il film allo schema collaudato. Il film subì 82 tagli dalla censura, perché si ritenne che il suo personaggio sminuisse e ridicolizzasse il ruolo degli agenti di Polizia
L’opera di Steno e Monicelli e soprattutto di quest’ultimo, introduceva nel comico una dimensione realistica e sociale che portò i suoi frutti nella nascente “commedia di costume”, per esempio Guardie e ladri (1951) con Totò ed Aldo Fabrizi.
Di questo ha parlato Marco Petrucci nell’incontro presso la nostra Biblioteca del Casale, giovedì 27 febbraio, una serata piacevolissima con il racconto del nostro esperto, ampie illustrazioni fotografiche e filmati di interviste a Monicelli, che ha riaperto ricordi per chi ha qualche anno e aperto nuovi orizzonti ai più giovani.
A seguire Marco ha dato una densa lettura del grandissimo film “La grande guerra” che ha meritato il Leone d’oro al festival del cinema di Venezia, ex aequo con il “Generale Della Rovere” di Rossellini, candidato all’Oscar quale miglior pellicola straniera, si aggiudicò inoltre tre David di Donatello e due Nastri d’argento. Ottenne un enorme successo anche all’estero soprattutto in Francia. E’ considerato uno dei migliori film italiani sulla guerra ed un capolavoro della storia del cinema. Il film nacque da un’idea di Luciano Vincenzoni che insieme a Monicelli stesso e con Age e Scarpelli ne curò la sceneggiatura, fu prodotto con grande entusiasmo da Dino De Laurentis. I grandissimi attori che lo interpretarono ed in particolare Gassman e Sordi resero il film una pellicola indimenticabile ed indimenticata.
Poi è stata la volta del grandissimo film, che ancora suscita divertimento e grandi risate solo pronunciandone il titolo, L’armata Brancaleone (1966), la sceneggiatura anche qui in collaborazione con Age e Scalpelli e le musiche di Carlo Rustichelli. Una commedia molto divertente interamente girata all’esterno e con dialoghi in un idioma tra il latino e l’italiano volgare, inventato dal regista che perfettamente fruibile dallo spettatore, suscitava e suscita gran divertimento. Rimarranno celebri alcune frasi e tormentoni del film ed il pezzo della colonna sonora “Marcia di Brancaleone”.
Come poi non parlare dell’altra esilarante commedia del 1975 “Amici Miei”. Il progetto e la sceneggiatura nacquero da un’idea di Pietro Germi, legato a Monicelli da amicizia, ma Germi non riuscirà a girarlo perché morirà nel 1974. Nei titoli di testa Monicelli ha voluto rendere omaggio con la scritta “un film di Pietro Germi”. Ne seguirà un altro Amici miei atto II (1982) ed un Atto III, girato da Nanni Loy. Cinque amici fiorentini sulla cinquantina affrontano i loro disagi inventando scherzi a danno dei malcapitati nelle loro “zingarate”. Personaggi e battute indimenticabili che fanno ancora parte del nostro linguaggio. E infine il film che segna, secondo alcuni critici, la fine della commedia all’italiana, Un borghese piccolo piccolo (1977) tratto dall’omonimo romanzo di Vincenzo Cerami, considerato tra i migliori film di Monicelli, pluripremiato. Un grande Albero Sordi in un ruolo drammatico. Il film segna una sorta di resa del regista Monicelli comprende che ridere dei vizi degli italiani sarebbe equivalso ad una manifestazione di fiducia, a una speranza sincera nelle loro qualità umane. Di fronte alla trasformazione della società ed alla perdita irreversibile di tutti i caratteri positivi, non c’è nulla da sperare, da credere e da ridere. Questa e l’amara conclusione a cui sembra essere arrivato il regista.
Monicelli ha diretto numerosi film oltre quelli sopra riportati di cui Marco Petrucci ci ha raccontato retroscena, curiosità, aneddoti, peculiarità che è difficile qui riassumere senza dilungarsi all’infinito. Possiamo solo ringraziare il nostro esperto Marco Petrucci per la sua bravura e competenza, prendendoci qualche merito anche noi della Biblioteca del Casale per l’organizzazione dell’evento.
(testo a cura di Maria Petrucci)

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